Un'indagine investigativa "vecchio stampo", condotta dai Carabinieri della Compagnia di Meldola, guidati dal capitano Rossella Capuano e dal sottotenente Gino Lifrieri, e dai militari di Predappio, capitanati dal maresciallo Alessio Donnini, ha permesso di assicurare i responsabili di una spedizione punitiva con tanto di rapina messa a segno il 17 febbraio scorso ai danni di un uomo residente da alcuni anni a Predappio. Si tratta di tre ravennati, tra cui un avvocato, rispettivamente di 42, 65 e 44 anni, e di un reggiano di 42 anni. Per tutti l'accusa è di rapina aggravata, estorsione aggravata, lesioni personali e porto abusivo di strumenti atti ad offendere. Mercoledì mattina si è svolta l'udienza di convalida degli arresti, col giudice per le indagini preliminari che ha disposto il carcere. Il motivo dell'agguato? Un patto non rispettato, un'attività illecita, che valeva a titolo di "risarcimento" 500 euro.
La richiesta d'aiuto
I fatti si sono consumati nel primo pomeriggio del 17 febbraio scorso a Predappio. Erano circa le 15 quando un uomo ha contattato telefonicamente l'Arma riferendo che vi erano alcune persone che stavano cercando di entrare in casa sfondando la porta abitazione. La pattuglia si è recata sul posto, senza ricevere risposte al citofono. Nel tornare indietro è stato notato un individuo uscire dalla banca con quello che poi è risultato essere uno degli aggressori. In quel frangente si avvicinato alla pattuglia un soggetto, presentandosi come il legale rappresentante di chi ha telefonato, spiegando che il suo assistito doveva corrispondere una somma di denaro a favore del proprietario dell'abitazione.
La rapina
La realtà era ben diversa. I Carabinieri hanno avuto modo di effettuare una prima ricostruzione dei fatti non appena la vittima non aveva attorno a se gli aggressori. La banda si è presentata nell'abitazione del predappiese per reclamare il pagamento di 500 euro, sfondando la porta d'ingresso e della camera da letto all’interno della quale si era rifugiato. Quindi è stato picchiato anche con un manganello, subendo lesioni ad una mano e al costato, ragion per cui ha necessitato delle cure ospedaliere. Durante l'agguato gli aggressori hanno messo le mani su circa 200 euro, per poi chiedere un prelievo in banca per completare il risarcimento.
Le indagini
Acquisite le prime informazioni, sono scattate le indagini "vecchio stampo", coordinate dal sostituto procuratore Federica Messina, attraverso l'acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, pedinamenti e intercettazioni telefoniche. Gli inquirenti sono riusciti a captare conversazioni telefoniche criptate durante le quali stavano organizzando altre incursioni nei confronti di altri soggetti, anche con l'uso di armi. Elementi alla mano, il cerchio si è stretto e lunedì sono scattare le perquisizioni a Ravenna e Reggio Emilia, anche con unità cinofile per individuare eventuali armi da fuoco durante le perquisizioni. Nell'abitazione del reggiano è stato trovato un manganello, menzionato più volte dalla vittima nella descrizione dell'agguato.
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L'avvocato
E' emerso che la vittima, con alcuni precedenti alle spalle per reati contro il patrimonio, aveva conosciuto l'avvocato alcuni mesi fa al tribunale di Sorveglianza di Bologna. Da lì in avanti è nato un rapporto di amicizia nel corso del quale il legale ha proposto di entrare in un giro illecito. Nello specifico di trasporto di materiale ferroso su un camion rubato da Marghera a Ravenna. Inizialmente il predappiese aveva dato la propria disponibilità, ma nel giorno in cui era programmato il trasporto ha avuto un ripensamento, non presentandosi all'appuntamento, comunicando la propria decisione. Da qui la decisione di organizzare la spedizione punitiva. Un'altra indagine chiusa a tempi record dall'Arma meldolese dopo quella della rapina in villa subìta da un imprenditore a Civitella.
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