L’altro giorno, sul trenino che con savia e forse feconda lentezza fa la spola da Ponte Tresa a Lugano, mi sono seduto accanto ad alcuni studenti di liceo che andavano a scuola. Lo stesso treno e perfino lo stesso vagone che anch’io, vent’anni fa, prendevo per lo stesso motivo. Coincidenza perfetta per lasciarsi trasportare dalla nostalgia e dalle sue declinazioni più tipiche del tempo che passa e non torna, di come eravamo spensierati e liberi, di come avremmo cambiato il mondo e ogni cosa, e avanti ad libitum con il piagnisteo.